Il made in Italy traina il private equity nazionale, ma l’industria non cresce

AGOSTO 2017 – Milano Finanza

Il made in Italy traina il private equity nazionale, ma l’industria non cresce Il sistema Italia convince glioperatori ma il taglio degli investimenti resta piccolo, nel 2016 si sono registrate 322 nuove operazioni, perun controvalore di 8,2 miliardi di euro. Ecco i punti di forza e di debolezza del private equity italiano spiegatida EOS IM di Ciro Mongillo, Ceo di EOS Investment Management Commenta Stampa Riduci carattereIngrandisci carattere Vota 0 Voti L’industria del private equity italiano sta vivendo una fase di profondointeresse e sviluppo, forte della migliore immagine del “sistema Italia” nel suo complesso e del sempre piùriconosciuto ruolo di “acceleratore di sviluppo” che i fondi di private equity sono in grado di svolgere. Nel2016 il mercato italiano del private equity e venture capital è stato caratterizzato da 322 nuove operazioni,per un controvalore di 8,2 miliardi di Euro, registrando un incremento di ben il 77% rispetto al 2015. A talproposito, va sottolineato che il territorio nazionale rappresenta un bacino straordinario da cui i fondi diprivate equity possono attingere per investire in aziende eccellenti, grazie alla presenza di società operantiin nicchie industriali altamente specializzate e ad alto valore aggiunto. Così, non sorprende che, in terminidi ammontare investito, la maggior parte delle transazioni siano state realizzate da operatori internazionali(69%), i quali riconoscono e premiano l’eccellenza del made in Italy. In particolare, la capacità da parte deifondi di private equity domestici di attrarre e investire in opportunità c.d. “proprietarie” sul mercato italiano,rappresenta un notevole punto di forza dell’industria del private equity nazionale, potendo contare sumultipli di ingresso interessanti ed, in fase di exit, su di una folta base di player internazionali ad oggiinteressati ad investire in eccellenze italiane sul mercato secondario. La criticità del ruolo dei fondi di privateequity domestici può essere così osservata dal punto di vista del numero delle transazioni, dove glioperatori italiani dominano il settore, dando origine a più del 75% delle operazioni. La differenza del valoremedio per operazione tra gli investitori esteri rispetto a quelli domestici può essere attribuita al diversomercato/life cycle della target, in cui tali player agiscono. Il taglio medio dell’ammontare investito per singolaoperazione in Italia è stato di fatto pari a 13,5 milioni di Euro. EOS Investment Management, si collocapertanto come uno dei player più interessanti ad oggi sul mercato, facendo leva sia su un team diinvestimento, capitanato da Marco Giuseppini, sia sulla struttura internazionale “best in class” altamenteregolata e in grado di dialogare con soggetti internazionali di elevato standing interessati ad allocare risorsenel settore. E’ necessario avere un approccio fortemente “hands on” durante il periodo di gestione dellepartecipate, così come sta avvenendo in Poplast, società acquisita da EOS lo scorso novembre, leader nelsettore del packaging flessibile con applicazioni nei settori food&beverage, medicale ed industriale. Uno deipunti principali di debolezza del mercato nazionale del PE è invece rappresentato dalla piccola dimensionedelle società di private equity domestiche, non sempre in grado di far fronte alle esigenze di asset allocationdei grandi investitori internazionali. La burocratizzazione e la gestione delle aree “non-core” rappresentanoun ulteriore intralcio per i fondi di PE di minori dimensioni, assorbendo risorse sia in termini monetari che ditempo allocato alla gestione di tali aree. Una delle tematiche che vediamo essere maggiormente richiestedagli investitori nazionali ed internazionali in tema di fund raising riguarda invece la capacità della struttura di offrire ai propri LPs la possibilità di co-investire direttamente nelle società target. La struttura dei fondi diPrivate Equity deve essere in grado di cogliere questa tendenza per sfruttare l’interesse crescenteproveniente dagli investitori istituzionali. Un’altra importante tendenza è infine rappresentata dal crescenteinteresse degli LPs nei confronti dei temi ambientali, sociali e di governance. Osserviamo una forteattenzione degli investitori istituzionali in materia di ESG durante tutto il ciclo di vita di ogni singoloinvestimento, dalla fase di diligence, a quelle di monitoraggio e di creazione di valore.

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