Asset allocation il mondo visto dalla clientela istituzionale

Date 25 May 2016
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25/05/2016 – professionefinanza.com

Usciamo dalla prospettiva tipica del segmento retail, capiamo le dinamiche di mercato e le preferenze di questa clientela.

25/05/2016 Redazione

Si parla spesso di come è cambiato negli ultimi anni (indicativamente dopo la crisi di fiducia iniziata con il crack Lehman) l’approccio agli investimenti della clientela retail (lo abbiamo fatto recentemente, ad esempio, all’interno del nostro sondaggio dedicato alla psicologia degli investimenti), mentre poco si è parlato del pubblico degli istituzionali.

Questa volta la redazione di ProfessioneFinanza ha deciso di puntare il faro su questo “mondo” ancora poco trattato; per farlo abbiamo deciso di chiedere un giudizio di merito a chi opera abitualmente nel segmento dei fondi d’investimento chiusi, tipicamente più “frequentati” da questa tipologia di clientela. Stiamo parlando di EOS Investment Management, realtà che sviluppa strategie con un particolare focus sui settori dell’energia rinnovabile e del private equity
Ebbene abbiamo quindi domandato Ciro Mongillo, Fondatore e CEO della sociatà come si può valutate l’evoluzione delle preferenze di questa categoria di investitori all’interno del sopracitato arco temporale e come si è adattata l’offerta commerciale di Eos in funzione di questo scenario Ecco cosa ci ha risposto.
“Sulla base della nostra esperienza abbiamo notato un crescente interesse degli investitori istituzionali verso strumenti alternativi che garantiscono uno stabile ritorno dell’investimento sul lungo periodo tramite investimenti nella cosiddetta “economia reale”. Quando parliamo di asset alternativi ci riferiamo a strumenti “non tradizionali” che permettono di estendere la gamma di diversificazione del portafoglio e che risultano essere meno correlati all’andamento dei mercati finanziari (negli ultimi anni deludenti e caratterizzati da un elevato indice di volatilità che non piace agli investitori di lungo periodo). In un tale contesto abbiamo assistito ad un crescente interesse per i nostri prodotti di energia e private equity, rispettivamente Efesto Energy ed EOS Private Equity; il primo è attivo nel modo delle energie rinnovabili e caratterizzato da ritorni stabili e costanti nel tempo; il secondo investe in PMI del settore manifatturiero, meccanico e healthcare, tutti settori molto “tangibili”, con un significativo apprezzamento del capitale nel lungo periodo. A conferma di quanto detto sopra, il Governo italiano sta sostenendo in modo attivo questa tipologia di investimenti; ad esempio l’anno scorso è stato firmato il decreto sul credito d’imposta per i fondi pensione e le Casse di previdenza che investono nell’economia reale a medio o lungo termine. L’Europa non è da meno, con l’approvazione, avvenuta lo scorso dicembre di nuovi strumenti alternativi – gli Eltif (European long-term investment funds) – che hanno lo scopo di fornire finanziamenti di lunga durata a progetti infrastrutturali di varia natura, a società non quotate, ovvero a piccole e medie imprese quotate. EOS IM si è immediatamente attivata per allinearsi ai recenti sviluppi regolamentari recependo queste ultime iniziative nella nostra gamma di prodotti.
 
Spostandoci sull’argomento delle strategie, il mercato italiano rappresenta, in questa fase, un’interessante opportunità per gli investitori che vogliono allocare i loro capitali in asset alternativi come il private equity con l’obiettivo di realizzare ritorni superiori a quelli registrati da strumenti quotati sui mercati regolamentati e con un’ottica di investimento di medio lungo periodo. Strumenti come il private equity permettono agli investitori di investire in asset il cui valore è legato maggiormente alle dinamiche che influenzano l’economia reale, senza avere ripercussioni di breve termine dovute a eventuali turbolenze registrate su mercati regolamentati (da ricordare che la % di flottante di società quotate sul FTSE-MIB detenuta da investitori stranieri è mediamente il 40%, maggiore rispetto a quanto registrato negli altri principali paesi europei, circa il 25%. Questo implica che in caso di una percezione negativa del “sistema Italia” da parte di investitori stranieri il nostro listino è maggiormente soggetto a significative oscillazioni).
 
In particolare l’economia italiana e il mercato italiano del PE nel 2015 hanno registrato importanti segnali di ripresa:
1) Nel 2015 il GDP è tornato a crescere (+0.7%) dopo il biennio negativo 2012-2014 ed è previsto in crescita anche per il 2016 (+1%);
2) Le esportazioni delle imprese presentano un trend in crescita dal 2010;
3) Il tasso di disoccupazione registra una contrazione;
4) Gli investimenti di private equity in imprese italiane è aumentato sia come numero di operazioni chiuse (342 vs le 311 del 2014) sia in termini di ammontari investiti ( € 4.620 M vs € 3.528 M del 2014);
5) Forte spinta agli investimenti di private equity è stata data da operatori stranieri attratti da opportunità di investimento in Italia (per esempio Bain Capital e Advent con Clessidra hanno concluso l’operazione di buy-out di ICBPI, CVC ha acquisito da Charterhouse Doc. Generici e Trilantic ha acquisito la maggioranza di Doppel farmaceutici);
6) I disinvestimenti di fondi PE registrati nel periodo evidenziano ritorni in aumento rispetto agli esercizi precedenti (nel 2014 Gross IRR 19.2% vs 18.2% del 2013 e 6.2% del 2012).
 
In aggiunta l’Italia presenta alcune caratteristiche del tessuto industriale che ne fanno un mercato fertile per investimenti diretti di private equity focalizzati su SMEs:
1) L’Italia continua ad essere l’ottava economia industriale nel mondo e la seconda se consideriamo la sola Europa dietro la Germania;
2) La spina dorsale del tessuto industriale italiano è composta per lo più da SMEs che producono il 65% del valore aggiunto del paese (alta profittabilità);
3) La maggior parte delle imprese fonda il suo vantaggio competitivo sui mercati su asset intangibili come know-how e “Made in Italy” difficilmente replicabili in altre aree geografiche e su logiche customer oriented che hanno l’obiettivo di creare soluzioni ad hoc per il cliente finale;
4) La maggior parte delle SMEs italiane ha un business model “export oriented” che permette alle stesse di sviluppare il proprio business a livello globale riducendo il rischio di impresa complessivo;
5) La maggior parte delle imprese è ancora controllata da famiglie / singoli individui, spesso con tematiche legate al passaggio generazionale;
6) In alcuni settori specifici come quelli dell’alimentare, automazione industriale, abbigliamento e arredo le imprese italiane hanno chiare posizioni di leadership a livello globale (“economia delle 4A”). In questi settori 235 prodotti italiani si posizionano come leader assoluti a livello globale in termini di surplus commerciale generato. 
L’approccio di EOS Private Equity sfrutta le caratteristiche del mercato in cui si propone di investire. In particolare:
1) Gli investimenti si focalizzano sui settori manifatturieri industriali come la meccanica, il packaging, l’elettronica, la cosmetica, la farmaceutica e il settore alimentare;
2) Gli investimenti hanno come obiettivo aziende di “prodotto” e non aziende di “servizio”;
3)  Le aziende target comprendono SMEs che registrano un fatturato compreso tra i € 25 M e i € 70 M con buoni margini operativi e che non presentano problemi dal punto di vista finanziario;
4)  Il fondo non ha vincoli sulla strutturazione delle operazioni e quindi può eseguire sia maggioranze che minoranze qualificate (con una chiara exit al termine del periodo di investimento).
 
Per quanto riguarda il settore energetico stiamo assistendo ad un periodo di grande cambiamento ed evoluzione. Il 2015 è stato un anno molto positivo per il settore delle energie rinnovabili in cui gli investimenti a livello globale ($329 miliardi) hanno superato il capitale investito per Oil&Gas ($321 miliardi) per la prima volta in 13 anni. Il messaggio è incoraggiante per gli investitori e tutti gli operatori di settore, e ci aspettiamo che il trend di crescita continui anche per l’anno in corso. In Italia, paese storicamente caratterizzato da una molteplicità di piccoli operatori, stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante i grandi operatori nazionali e internazionali. Ci attendiamo che questo trend positivo continui anche nel corso del 2016 considerata, sia la disponibilità di rilevanti opportunità di investimento con la presenza di circa 7GW di impianti detenuti da piccoli players, sia la crescente competizione.
In tale contesto, caratterizzato, tra l’altro, da (i) una politica monetaria favorevole agli investimenti di lungo periodo e da (ii) una progressiva maturazione delle principali tecnologie rinnovabili, come wind e solare, EOS IM, attraverso i propri fondi energia si caratterizza per:
1) Investire in impianti già costruiti e di elevati standard qualitativi, con l’obiettivo di centrare la fascia di mercato delle energie rinnovabili garantendo un elevato rendimento ed un contenimento del rischio;
2) Coltivare partnership con operatori nazionali ed internazionali, favorendo l’instaurarsi di economie di scopo e la mitigazione del rischio, nonché’ lo sviluppo di una rete che permetta di entrare in nuove nicchie di mercato;
3) Garantire una gestione attiva degli asset che permetta di massimizzare la resa del portafoglio in gestione e di minimizzarne i rischi.”

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